Cenni storici

Fino dall'età romana fu una stazione di posta o "mansio" eretto in cima alla discesa per Firenze dove era posta la decima pietra miliare della colonia fiorentina. Per tale motivo la Pieve di S.Cecilia, che si trova in prossimità della strada romana, fu chiamata "a Decimo". Il primo documento scritto sulla località si trova in una pergamena del 1043 custodita nella non lontana Abbazia di Passignano, ma la località , come risulta dai numerosi ritrovamenti etruschi,era abitata fino dal VIII sec. avanti Cristo. Inoltre la storia della zona, che spesso si confonde con la leggenda, risulta dagli innumerevoli luoghi, ben più antichi del capoluogo, le Pieve di Santa Cecilia a Decimo, la Pieve di Santo Stefano a Campoli, la Pieve di San Pancrazio e la Pieve di San Giovanni in Sugana, ricche depositarie di ricordi più che millenari. In queste "Pievi" Corrado Marchese di Toscana rinunciò al diritto di "albergheria" in favore del vescovo fiorentino Gottifredo nell'anno 1127. San Casciano in quel tempo era un piccolo borgo raccolto attorno alla chiesa, provvisto di una sede per il Podestà e di una ben organizzata posta per i cavalli. La vicinanza di Firenze e la amenità dei luoghi, attraversati continuamente da mercanti e soldati, mise questa terra a contatto con gli eventi più famosi della storia romana ed italiana. Il battesimo del fuoco per questa contrada avvenne nel XIV secolo quando il primo novembre del 1312, l'imperatore Arrigo VII, toltMura Medievalio l'assedio a Firenze si accampò sul poggio di San Casciano occupando il borgo . I danni materiali sofferti furono ingentissimi poiché l'Imperatore mandò il fratello Baldovino di Lussemburgo arcivescovo di Treviri ad occupare e devastare tutti i castelli posti in Val di Pesa e Val di Greve. Nell'archivio provinciale di Coblenza esiste, tuttora, un codice contenente preziose miniature relative alla vita di Arrigo VII a S.Casciano. Dalla partenza dell'imperatore trascorse poco tempo e Castruccio Castracani, in guerra con Firenze, giunse a San Casciano e distrusse tutto il borgo. Nel 1343, Gualtieri di Brienne duca di Atene, preso il potere in Firenze, si rese conto della importanza strategica di S.Casciano ed iniziò una prima cerchia di fortificazioni. Tanta era la considerazione del Duca per questo luogo che volle chiamarlo Castel Ducale, ma la cacciata del Brienne da Firenze interruppe i lavori di fortificazione appena iniziati. Il 4 luglio del 1354 San Casciano fu nuovamente messo a ferro e fuoco dalle armate di Fra Moriale D'Albano, tanto che per liberarsi di questo flagello la repubblica fiorentina fu costretta a pagare ben 16.000 fiorini d'oro. Toccata nei suoi forzieri la repubblica fiorentina rinsavì e nel gran libro delle "Provvisioni" si può leggere >> Si fortifichi Sancasciano >>. I lavori per la costruzione delle mura e del "Cassero" furono prontamente iniziati e terminarono nel settembre del 1356. Il recinto delle mura, ancora in parte ben conservato, chiuse tutto il poggio includendo il borgo, la chiesa, il palazzo del podestà ed il cassero. Da allora San Casciano si impose agli eserciti del tempo come una fortezza munitissima ed imprendibile, cessarono i saccheggi e proseguì quella stagione fertilissima di artisti, fiorentini e senesi, che tante opere hanno lasciato in questa zona. Nel 1304 fu costruita nel borgo di San Casciano una chiesa intitolata a Santa Maria al Prato. I padri Domenicani, che la fecero edificare, vollero che questa chiesetta, con annesso convento e ricovero per i pellegrini, fosse alla altezza della loro colta tradizione, chiamando a lavorare per in essa i più famosi artisti dell'epoca. Nel 1339 Ugolino di Nerio stava dipingendo in questo luogo quando, transitandovi diretto alla corte papale di Avignone, si fermò, forse a salutare l'amico , Simone Martini, che volle dipingere per questa Chiesa quella che divenne la sua ultima opera in Italia, la dolce mestizia della croce dipinta da Simone resta a testimonianza dell'animo presago dell'artista, che infatti non ritornò più a Siena ma mori ad Avignone. Nel 1349 lo scultore Giovanni di Balduccio, allievo di Giovanni Pisano, scolpì il bellissimo pergamo che tuttora si può ammirare in Santa Maria al Prato. Da quella data cessano le notizie su Balduccio, perciò non è improbabile credere che questa sia la sua ultima opera. Nella ultima metà del trecento nelle Chiese di San Casciano lavorarono vari artisti come, Taddeo Gaddi, allievo prediletto di Giotto, Giovanni del Biondo, Cecco di Ser Cenno, il Gerini ed altri. Le loro opere si possono ammirare sia nelle Chiese per cui furuno fatte sia nel " Museo di Arte Sacra " ove sono raccolte. Durante tutto il quattrocento nel castello di San Casciano, le ricche famiglie fiorentine costruirono i loro palazzi, e per volontà di un sancascianese, Girolamo Castrucci, fu costruito fuori delle mura un vasto convento per i francescani, ingrandito nel 1494 per merito di una donazione fatta da Carlo VIII, re di Francia. Dal 1512 Niccolò Machiavelli, esiliato nella sua villa di Sant'Andrea in Percussina ( L'Albergaccio ), scrisse le sue più significative opere. La valida spietata concretezza dei suoi scritti non può essere disgiunta dalle amare esperienze di questi luoghi, creati per la pace e troppo spesso usati per la guerra. Dalla prima metà del cinquecento, consolidatosi lo stato toscano sotto i Medici, Sancasciano cessò la sua funzione di scolta per Firenze, e, piano piano iniziarono le demolizioni delle porte, delle torri e dei bastioni. Fu da allora che i castelli del contado divennero ville spaziose, dove le ricche famiglie fiorentine venivano a ristorarsi con il connubio della natura e dell'arte. Si aprirono le magiche e colorate fornaci dei Della Robbia, che in questo tempo lasciarono molte loro opere a Casavecchia, San Giovanni in Sugana, ed in altre Chiese e ville. Alla fine del XVI secolo anche la nostra contrada fu pervasa dalla mania riformatrice in nome del barocco imperante, ma il misurato senso del bello impedì, per fortuna, lo scempio che in altre parti distrusse pregevoli opere d'arte. Dopo Arrigo VII, Castruccio Castracani e Fra Moriale D'Albano, San Casciano conobbe altre rovine. Il 26 luglio 1944, le mine dell'esercito tedesco in ritirata ed un bombardamento angloamericano ridussero nuovamente questa terra ad un cumulo di rovine.

 

Chiesanuova

La frazione di Chiesanuova ha avuto origine da una casa da lavoratore, posta al centro di un podere ben coltivato. Un elenco delle proprietà dei "Reverendi Padri del Carmine di Firenze" del 1759 mostra una pianta del "podere della Chiesa Nuova". Era una terra tutta coltivata a viti ed ulivi, costeggiata su un lato dalla viottola che staccandosi dalla via Volterrana al bivio della Romola, proseguiva fino al torrente Sugana e quindi raggiungeva Cerbaia. All'incrocio tra questa via e quella che da S.Casciano portava a Firenze, si trovava la casa a podere e poco più avanti la cappella di Chiesanuova (attuale chiesa di S.Donato). Nel 1874 viene realizzata una variante, dal bivio della Romola sino in Sugana, alla via Volterrana, antica via municipale romana, che passava per il paese della Romola. L'apertura del nuovo tratto della via provinciale è determinante per il successivo ampliamento del paese. La Cappella, attraverso ai secoli, è stata via via annessa a vari popoli e solo da pochi anni è sede di parrocchia, la borgata non ha quindi tradizioni di feste religiose. Le tradizioni sono del tutto laiche e legate alla cultura contadina o al sorgere di quei Circoli ricreativi che in ogni frazione hanno sempre costituito il centro dell'associazionismo e dell'aggregazione popolare. Negli anni cinquanta con la crisi dell'agricoltura si abbandonava la campagna e ci si trasferiva in paese, così gli edifici uno dopo l'altro nascevano dando forma al piccolo centro urbano. Comunque Chiesanuova ha iniziato il suo vero sviluppo dopo gli anni '60. Per la prima volta, dopo che per anni le costruzioni si erano allineate lungo vie già da tempo esistenti, si aprono nuove strade nella zona a sud, si creano nuove aree edificabili e nel 1974 nasce la nuova scuola materna. Intorno al 1980 si sviluppa la zona nord del paese con la nascita, anche, del nuovo Circolo. Oggi Chiesanuova con i sui 881 abitanti distribuiti in 296 famiglie è una bellissima zona residenziale molto richiesta sia per la sua posizione collinare (300m /l.m.), circondata da uliveti e boschi di pini con vista su Firenze, sia per la sua vicinanza ai centri urbani più importanti. Nel fine settimana numerosissime persone si riversano a Chiesanuova per fare merenda con la famosa schiacciata all'olio, per mangiare alla pizzeria del Circolo o per prendere una boccata d'aria pura nella quiete della campagna.